Taccuini Cactussici

sabato, 23.02.08

buona notte, mondo

 

mi corico a tempo indeterminato

(ho degli affari da sbrigare col mio incoscio)

 

lo lascio parlare come preferisce

                                     - per simboli

sono il suo più grande (e unico) fan

 

un taccuino fedele, accanto a me

qualora finissero i fogli

posso sempre appuntarmi un paio di cose sul lenzuolo...
Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 03:26 Commenta

lunedì, 06.08.07

S(angue) che B(agna) la T(erra)

Tra un paio di giorni torno in Italia per le vacanze (cosa assai strana, in quanto villeggerò per due fugaci settimane -quasi fossi un turista- nella mia città natale, e per di più, non avendo al momento un lavoro, più che di vere e proprie vacanze si tratta di un semplice e temporaneo riposizionamento geografico).

Sento già i dardi del solleone avvolgermi nel loro abbraccio munifico, la peluria delle pesche incitarmi ad una febbrile sbucciatura per suggerne il rigoglioso fluido rinvigorente, la lieve brezza delle serate opalescenti cullarmi tra musiche soavi e voci festose, il grembo patrio pronto a riaccogliermi con saggia benevolenza, senza rimproveri di sorta (in realtà schiatterò di caldo perché l'escursione termica Olanda-Stivale si aggira mediamente sui 20 gradi, nonostante mi piacciano moltissimo sono allergico alla buccia delle percoche -per cui devo usare due coltelli diversi per sbucciarle ed affettarle, rabbrividisco soltanto all'idea delle iniziative pseudoculturali se non di stampo meramente filobrasiliano attraverso le quali il comune ha in progetto di ammorbare le nottate più hot dell'agosto nostrano e infine temo il confronto Europa del Nord / Africa del Nord, evidente -almeno a livello culturalorganizzativo- già dagli stessi aeroporti).

In una parola, non vedo l'ora di partire (mi sto quasi pentendo, anche se credo che un briciolo di estate rivierasca -per chi ci è nato è vissuto oltre vent'anni- sia fisiologicamente irrinunciabile).

Zainetto in spalla, laptop e qualche libro : i miei bagagli non sono mai stati così esigui. Certo, ora ho un posto in cui vivere, ho trovato la mia dimensione! (a fine settembre devo lasciare questa casa e non ho ancora trovato qualcosa per i mesi successivi; a dire il vero non so neanche se ho intenzione di restare... tutto dipende da cosa accade da qui all'inizio dell'autunno, il che equivale a dire : work-in-progress perenne)

Tornare a San Benedetto del Tronto sarà fantastico, e tuttavia solo un salto nel passato, una gita proustiana dal sapore agrodolce, un rispolverare con l'aiuto dei sensi -sovraeccitati, data la stagione- quello che l'intelletto e l'immaginazione rimuginano nei sogni e nelle elucubrazioni come archetipo strutturale inevitabile, metro di paragone nelle scelte che incideranno il futuro, punto di partenza e di inevitabile -seppur sporadico- riapprodo (San Benedetto del Tronto è l'abitato più bello dell'universo, e non mi riferisco a quel paesotto che imputridisce beatamente -falcidiato dall'ignoranza benvestita, dalla speculazione edilizia, dall'arroganza danarosa e da emulazioni fallite in partenza; quel triste mondo abitato da innumerevoli esistenze stralunate, vittime di stereotipi edonisti già vuoti in partenza... NO. La San Benedetto in cui vorrei abitare per sempre, e che purtroppo -o per fortuna- non esiste più, è quella in cui muovevo i miei passi incerti da piccolo : quella in cui c'erano ancora vaste griglie di verde inutilizzato, sparpargliate nei dintorni del centro / quella in cui un uomo misterioso dentro una ruspa enorme e rumorosa sistemava gli scogli del nascente molo, mentre un circo equestre spargeva i suoi odori pregnanti nello spiazzale antistante / quella in cui a primavera l'Albula si riempiva di migliaia di piccole ranocchie / quella in cui decine di ragazzi, dell'età che ho adesso io mentre scrivo, cominciavano a bucarsi ed eventualmente a morire sdraiati sulle panchine della pinetina -forse presagendo questo infausto futuro).

@lbert dna figurt

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 13:59 Commenti: 22

lunedì, 18.06.07

mor/morii

secondo alcune indiscrezioni, pare che vi sia una moria di blog marchigiani sulla rete. una specie di virus che si sta diffondendo a macchia d'olio, o forse -più propriamente- seguendo il classico effetto domino : a cadere uno dopo l'altro sono infatti i blog correlati, linkati, sinergizzati, affratellati. prima un turbinio di idee, sollecitazioni reciproche, interventi internazionali e telehappenings a profusione; poi -letale- la noia. bisogna fare qualcosa. ho visto che su "orifizi condivisi" è già partita una sorta di iniziativa benefica volta alla rianimazione del sito; forse è il caso di risollevare anche le sorti di questi taccuini. il fatto è che per continuare ad esprimersi adeguatamente -una volta spentasi l'eco dell'esplosione/ispirazione demiurgica- c'è bisogno di feedback, soprattutto in un ambito interattivo come la rete; invece, cari miei, le statistiche mi dicono chiaramente che l'affluenza a questi electronici loci va diminuendo di giorno in giorno, fino a rasentare l'indifferenza.

o vago lettore su monitor, quello su cui stai facendo correre i tuoi occhi è un foglio html fantasma : è stato abbandonato parecchio tempo fa, e tu ci sei finito per caso. ora ti guardi intorno attonito, smarrito, e anche un pò malinconico. vuoi fare qualcosa per aiutarci? allora per oggi (solo per oggi) non guardare la tv, non mangiare cibi che contengano antiossidanti, non schizzare la tavoletta mentre fai pipì, non guardare le vetrine dei negozi, non farti la barba (la ceretta se sei una donna), non aggiungere la panna montata al gelato, non leggere quotidiani il cui titolo contenga un articolo determinativo, non rispondere al cellulare a meno che a chiamarti non sia un amico che non senti da più di sei mesi o una vecchia fiamma che avevi deciso di rimuovere dal tuo subconscio, non metterti le dita nel naso o nell'ombelico, piazza l'equalizzatore del tuo ipod su "latina" o "altoparlanti piccoli", schiarisciti la voce prima di parlare e fatti una bella passeggiata.

grazie e arrivederci.

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 13:49 Commenti: 25

giovedì, 19.04.07

Aculei di sincerità

Potrei scrivere un articolo sulla città in cui mi trovo in questo momento (Amsterdam), a mio avviso uno dei pochi agglomerati urbani europei ancora vivibili; in questo modo mi riallaccerei al post precedente e vi racconterei qualcosa del mio espatrio psicosomatico. Oppure potrei buttare lì un paio di profezie sugli atroci futuri che si fronteggiano ai margini di questa stringa d'universo, contendendosi i nostri miseri destini. Potrei raccontarvi cosa ho mangiato questa sera, tanto per dare anche a questo blog quella patina di unticcio provinciale berluscatodico che ogni diario telematico nostrano, inevitabilmente, finisce prima o poi per lasciar trapelare. Potrei infine registrare attraverso il microfono incorporato del mio portatile un audiosample (da spedirvi in formato mp3) del rigoglioso silenzio nel quale sto compilando questa manciata di righe.

Ma molto più semplicemente (e qui sarò franco) scrivo perché altrimenti questo scorcio di solitudini rischia di essere automaticamente oscurato dal sistema che lo ospita. Niente di più. Lo so, non è carino da dire, così come non è carino lasciare un blog alla deriva. Anyway, take it as it comes.

Alla prossima.

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 02:00 Commenti: 6

martedì, 27.02.07

Filosofia e valigie

null

Non si fa che parlare delle città. Com'è Torino? Fredda, spettrale. E Roma? Accogliente ma caciarona. Meglio Milano : un pò austera, ma funzionale. E la Sicilia? Bella per andarci in vacanza; altrimenti rischiosa e improduttiva. Io preferisco vivere in provincia. Ma che dici? In provincia c'è immobilismo. La metropoli invece è sempre sveglia, e tu sei un signor nessuno; non hai obblighi, niente malelingue, niente siparietti meschini. New York è il posto che fa per me : cento culture diverse in un solo isolato. Meltin' pot, ibridazione, grattacieli. A questo punto, allora, molto meglio Vancouver : il Canada è progredito quanto gli Stati Uniti, ma molto più civile, educato e ambientalista. Il rapporto natura/cultura è ottimo, se si gestiscono con politiche mature questi ampi spazi. E se ce ne tornassimo tutti in campagna? A coltivare gli orti e a scannare i maiali... Balle. Non saresti in grado di tirare il collo ad un pollo. Della vita rurale ti abbaglia la tranquillità e la pace, ma in realtà è un mondo di sofferenza. Allora me ne resto a casa mia. E dove sarebbe? Potrebbe essere ovunque. Cioè? Cioè da quando ho la banda larga, la tv via cavo e il maxischermo non esco più, e il mondo esterno ha perso di interesse. Non so neanche più che cosa c'è, esattamente, là fuori. Allora ci vediamo in rete. Si. È molto meglio di Torino, Roma, Milano, la Sicilia, la provincia, le metropoli, New York e Vancouver. Mi hai convinto. A dopo.

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 13:34 Commenti: 34

venerdì, 16.02.07

Avviso agli intellettuanti

SABATO 17 FEBBRAIO, evento imprescindibile nella storia della musica rock contemporanea:

presso il TITTY TWISTER --> nanoconcerto di 21 minuti degli AMBIGUO PESCE

inizio esibizione : approssimativamente tra l'01.13 e le 02.04 di notte

accorrete rumorosi (ossigeno gratis)

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 00:55 Commenti: 16

martedì, 30.01.07

Postille (per i meno accorti)

Il pantofolaio non passa necessariamente tutto il suo tempo in casa. La condizione della pantofola è più uno status mentale che una forzata e castrante clausura. Il pantofolaio in realtà non pone limiti alle sue esperienze, così come non è pigro (aggettivo che solitamente si associa alla vita in ciabatte) o svogliato. Egli è un vorace e disordinato consumatore di cultura, orientato alla ricerca e alla fruizione dei più disparati input; nell'ingenuo e patetico tentativo di darsi una formazione da autodidatta, si crogiola in una sorta di nostalgia della figura multimediale e poliedrica dell'artista rinascimentale (o della dea kali, cfr. intuizioni franziva).

I problemi che il pantofolaio affronta sono svariati e di diversa natura :

-Risveglio mattutino : orario, quanto si indulge tra le coperte, assenza di obblighi, senso di colpa

-Lunedì mattina : voglia di fare dopo la frustrazione della domenica provinciale, si riscopre puntualmente che gran parte dei negozi sono chiusi e molte attività ferme (non esce neanche "il manifesto"!)

-Come rapportarsi all'universo di Internet e dell'home-audiovideo, sempre pù vasto/interessante ma complicato da gestire

-Prendersi cura del proprio corpo

-Rifiutare i circoli viziosi della cittadina

-Abitudini alimentari disordinate (anche per assenza di orari lavorativi)

-Speranze e preoccupazioni per il futuro

-Tipo di ciabatte adottate

p.s. = a questo proposito -tanto per evidenziare la carica eversiva spesso dissimulata sotto sembianze apparentemente mansuete- notare che l'equivalente di ciabatta in spagnolo è "zapata" (da cui eventuali collegamenti con emiliano zapata, l'esercito zapatista di liberazione nazionale del subcomandante marcos e non ultimo il progressista zapatero) e che il termine francese "sabot" (= zoccolo, da cui il verbo "sabotare", coniato in occasione delle prime rivolte sindacali, quando i braccianti infilavano le loro grezze calzature negli ingranaggi delle fabbriche per bloccarne la produzione) appartiene alla stessa famiglia semantica...

null

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 13:11 Commenti: 91

Manifesto dell'Internazionale Pantofolista

Al termine delle superiori (supponendo che non si sia abbandonata la scuola prima) di fronte ai giovani virgulti provinciali si prospettano due grandi scelte : imbarcarsi nell'avventura universitaria fuori città o trovare un lavoro nel microcosmo locale, magari facendo leva su conoscenze parentali o inserendosi in circuiti già approfonditi e sperimentati. Queste almeno le alternative lecite. C'è poi una terza opportunità, che definirei "alternativa epicurea" : essa consiste nella mai apertamente dichiarata rinuncia a qualsiasi tipo di attività vincolante a favore di una completa e amorevole dedizione verso la propria esistenza privata. Si può declinare la terza chance segreta in più modi : spacciarsi per un universitario che non frequenta e segue "a distanza" (dando periodicamente alcuni esami per placare gli animi di chi intorno chiede il conto), immergersi in esibite elucubrazioni raffinate e concatenate (girovagando ininterrottamente per circoli culturali, librerie, cineforum, biblioteche e conferenze) o infine passare gran parte del proprio tempo in ciabatte, vale a dire in meditazioni solitarie e taciturne tanto sui grandi temi della riflessione filosofica classica, quanto (più specificatamente e con un pizzico di pericoloso autolesionismo) sulla propria condizione di pantofolai. La seconda serie di pensieri, che potremmo definire metapantofolai, sono quelli che al momento ci interessano di più, e si articolano in -pensieri sulla propria condizione di pantofolai -pensieri sulle alternative alla condizione pantofolaia -deliri di frustrazione e pentimento connaturati alla scelta del rifiuto epicureo -comparazione con le esperienze altrui e strenui (stremanti) tentativi di far valere la propria logica su quella dell'universitario doc o del lavoratore insensibile. Questi pensieri sono suscitati dall'insieme di interrogativi ansiosi e indiscreti (oltre che oppressivi) rivolti quotidianamente al pantofolaio da parenti, amici, ex-professori, conoscenti e coetanei. La stessa realtà lavorativa, gli imperativi imperanti nella società contribuiscono a rafforzare questo senso di insicurezza e clandestinità, portando il pantofolaio a sentirsi un semplice nullafacente furbone che vive da parassita sulle spalle della fatica altrui. Ecco che dunque l'isolamento in cui il pantofolaio aveva cercato la pace e la serenità per dedicarsi a se stesso e allo sviluppo delle sue capacità finisce -paradossalmente- per trasformarsi in una prigione ormai inossidabile dove riecheggiano gli interrogativi sovraccitati, pesando come moniti e rimproveri. Il pantofolaio smarrisce il senso del suo rifiuto elitario e vive di rimpianti; da eroe/alfiere dell'individualismo culturale (scevro da ogni schematismo) diventa vittima del più stupido pregiudizio sociale, e il suo spazio di riflessione e crescita si tramuta sempre più in lunghe giornate paranoiche ed ossessive, il cui unico tema è il disperato tentativo di dare una giustificazione sia alle proprie azioni passate, sia -soprattutto- a quelle presenti. La realtà da cui il pantofolaio rifugge finisce per ingombrare, inquinare e distruggere il suo agognato spazio di autonomia, coltivato con cura e dedizione -magari per anni.

null

Il qui presente Manifesto dell'Internazionale Pantofolista si propone di -riunire in un solo nucleo questi reietti dal fallito background solipsistico -organizzare assemblee o forum telematici in cui sia possibile confrontare le rispettive esperienze per approdare ad una costruttiva e feconda dialettica -saltare a piè pari dalla teoria alla prassi creando una rete di attivisti psicopoliticoartistici in grado di autosostentersi produttivamente ed emotivamente -riscattare la provincia dalle pantofole dimostrando che si può vivere lontani dalle metropoli intossicate da stress e smog anche senza cadere in buchi neri esistenziali

n.b. = l'adesione all'Internazionale Pantofolista è ovviamente riservata solo a chi vanta un minimo di due anni post-scuolasuperiore trascorsi nella propria cittadina di provinca (meglio ancora se nell'entroterra).

ACCORRETE RUMOROSI

esultando ed esclamando

LA CIABATTA CI ABBATTE

ABBATTIAMO LA CIABATTA

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 12:36 Commenti: 3

giovedì, 25.01.07

Questo blog non è morto

null Ci tenevo a dire che questo blog non è morto; d'altra parte, se fosse morto, non sarei qui ad affermare il contrario. In effetti è un blog tuttora in vita, e proprio il fatto che sia un blog tuttora in vita mi permette di affermare al suo interno che non è morto. Quindi, affermando che questo blog non è morto non solo dimostro che è vivo per il semplice gesto di poter esprimere al suo interno questo opinione, ma argomentando sul fatto che è ancora in vita duplico e potenzio la suddetta affermazione : in pratica il gesto di affermare la sua continuità equivale ad una dimostrazione e al tempo stesso ad un'asserzione della sua esistenza.

Nessun blog muore mai se a morire non è il suo demiurgo (anche solo creativamente). Io non sono morto, quindi il mio blog è vivo. Magari mi sono ammalato, magari mi sono anche spellato l'intestino a furia di diarrea, ma questo non uccide nè la mia creatività nè tantomeno il mio blog.

Da oggi quindi si riparte, alla faccia dei detrattori!

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 23:27 Commenti: 31

lunedì, 08.01.07

Bioinfrarossi

Quando tocco una donna nel buio vedo la sua anatomia con la punta delle dita. Dieci pupille per dieci appendici, curiose e veloci nell'atto di frugare. Mi incanto quindi ad osservare le sue riposte, intime armonie con lo scandaglio delle carezze. Non è una questione di luce accesa o spenta; l'incanto rovente tra le gambe di una donna puoi osservarlo solo con le mani.

Autore: mischia Categoria: Categoria default Ore: 00:34 Commenti: 11

Articoli vecchi:

08.01.2007

05.01.2007

02.01.2007

01.01.2007